Quando la violenzia psicologica è mirata

Il mobbing mirato: bossing

Abbiamo già visto e descritto il fenomeno del mobbing.  Una variante a questo fenomeno è il Bossing, che si potrebbe definire “mobbing strategico”. Una vera e propria strategia aziendale di riduzione, ringiovanimento, razionalizzazione del personale, oppure come spesso accade, l’eliminazione di una persona indesiderata. In questo caso sono quasi sempre i quadri e i dirigenti a mettere in atto una serie di comportamenti atti ad escludere ed emarginare un lavoratore. A differenza del mobbing, la cui origine non è razionale, il bossing ha origine da una serie di valutazioni perfettamente studiate e lo scopo viene perseguito con disarmante lucidità e freddezza. L’intento principale del bossing è quello di indurre alle dimissioni il dipendente evitando in tal modo problemi di natura sindacale e le leggi sul licenziamento. Il bossing si attua allo scopo di togliere di mezzo una persona scomoda o indesiderata, sia per motivi personali, come invidia da parte dei superiori o paura del capo diretto di essere superato dal dipendente, sia per motivi organizzativi, come la necessità di ridurre il personale, di diminuire le risorse umane in alcuni rami aziendali improduttivi, così da evitare all’azienda di procedere al licenziamento diretto. Pensiamo a un classico caso di bossing legato a motivi personali. Un dipendente di una organizzazione ha un buon rapporto di amicizia, fuori dal lavoro, con il proprio superiore. Qualora, questo rapporto d’amicizia viene meno, specie se il dipendente è a conoscenza di confidenze o altre informazioni scomode, sarà per il superiore un pericolo all’interno dell’organizzazione. Da questa percezione del pericolo, la valutazione cognitiva del superiore minacciato, sarà quella di eliminare il problema anziché affrontarlo. Ecco che in questo modo hanno inizio i primi attacchi: atteggiamenti severi ingiustificati, minacce, sabotaggi, non trovare risposta a domande di natura professionale, non avere più rapporti vis a vis con il proprio capo introducendo figure intermedie, privando il dipendente di ogni possibilità di crescita, evitando che venga a conoscenza delle informazioni aziendali e vanificando il suo operato.
Combattere e reagire a questo genere di fenomeno non è certamente facile, tanto più se l’organizzazione è di piccole dimensioni. L’individuo vittima di questo genere di comportamenti vessatori manifesta in quasi la totalità dei casi, una serie di sintomatologie psicosomatiche molto forti che alimentano la voglia da parte del soggetto “di gettare la spugna” e dunque di auto licenziarsi. Spesso nei casi più gravi si manifesta nel soggetto una sintomatologia riconducibile alla SPTS sindrome post traumatica da stress (DSM IV) o disturbi dell’adattamento. Un consulto psicologico ma spesso anche un supporto farmacologico (in base alla gravità del problema) sono senza dubbio i rimedi d’impatto a questa sintomatologia.

 

Articolo del Dr. Cristian Livolsi pubblicato anche sul sito www.medicitalia.it