Persecuzione
Lo stalking è un fenomeno sociale conosciuto anche come “sindrome del molestatore assillante. Ultimamente se ne fa un gran
parlare, ma questo genere di molestia, specie nei confronti delle donne non ha certo una origine recente. Lo stalker, ovverosia colui che esercita comportamenti coercitivi e di dominio
verso la donna, nella manifestazione dei suoi comportamenti è spinto da diverse motivazioni:
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il desiderio di avvicinare qualcuno dal quale è attratto in maniera ossessiva
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la voglia di riallacciare una relazione con un ex partner
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il desiderio di vendetta per un abbandono o un torto subito
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la conquista ad ogni costo o il tentativo assillante di iniziare una relazione d'amore
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la voglia di diventare ad ogni costo e ad ogni modo amico di un proprio “idolo” (fa riflettere il caso della subrette
Michelle Unzicher)
Da un punto di vista psicologico i fenomeni intrapsichici che avvengono nella mente dello stalker, sono molteplici ed
assumono una rilevanza patologica quando l'altro, cioè la vittima, non è più percepito come un soggetto ma diviene l’oggetto di desiderio e di attenzioni non per ciò che realmente è, ma per ciò
che rappresenta. Esistono diverse tipologie di stalker.
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“Il risentito”. Il suo comportamento è alimentato dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver
subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa. Questa
tipologia di stalker ha un deficit di interpretazione della realtà: il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla
realtà, tendono a loro volta a rinforzarli. In sostanza si percepiscono e si valutano positivamente comportamenti/atteggiamenti che nella normalità sono oggettivamente devianti.
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Un’altra tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso d’affetto”. Questa seconda tipologia che è motivata dalla
ricerca di una relazione e di attenzioni. Spesso alla base di questa personalità c’è uno stile d’attaccamento (Bowlby) ansioso-evitante. La vittima in genere viene considerata, una persona
che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto. Dal punto di vista relazionale si idealizza una persona in grado di
idealizzare la figura materna.
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La terza tipologia di stalker è quella che risponde a comportamenti di “Delirio erotomane”. Questa personalità ha un bisogno
di affetto molto forte. Questo desiderio viene erotizzato e lo/la stalker tende a leggere nelle risposte (comportamenti) della vittima un desiderio a cui lei/lui resiste. In sostanza ha una
propria chiave di lettura della realtà che lo porta a credere che la vittima sia in effetti attratta dallo staalker ma lo evita solo per sedurlo. L’idea di un rifiuto viene vissuto come
un’intollerabile attacco all’Io.
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Una quarta tipologia di persecutore è quella definita “il corteggiatore incompetente”. Questo ha un manifesta un
comportamento ossessivo nei confronti della vittima alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale. Questo si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non
riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani.
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La penultima tipologia di stalker è quella del “ respinto”. Questo è un persecutore che diventa tale in reazione ad un
rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono.
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L’ultima tipologia di stalker è “il predatore”. Questo è un vero e proprio molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali
con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto.
Le vittime di questo fenomeno sono sopratutto donne. Quasi tutte manifestano la necessità di un sostegno psicologico che deve in
assoluto aiutare il soggetto a riprendere in mano la propria vita, riacquisire autostima e gestire lo stress. Il soggetto deve inoltre essere accompagnato nel percorsa di denuncia del fatto. Sarà
lo psicologo a suggerire le figure istituzionali di riferimento per la denuncia dei fatti. Da pochissimi giorni (art- 612 bis Legge approvata nel 2010) lo stalking è a tutti gli effetti un reato
penale punito con la detenzione sino a 4 anni.
Articolo del Dr. Cristian Livolsi pubblicato anche sul sito www.medicitalia.it